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I PARTITI NELLA COSTITUZIONE

May 15, 2018 @ 5:30 pm

Il MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) di Ancona, con il patrocinio e la compartecipazione dell’Assemblea legislativa  delle Marche e d’intesa con l’ANPI e l’Istituto Gramsci, in occasione del 70° anniversario della Costituzione organizza nell’ambito del progetto  “70 ANNI DI COSTITUZIONE” una serie di incontri finalizzati ad approfondire i seguenti temi:

1.     La Costituzione tra inattuazione e mala attuazione

2.     I cattolici e la Costituzione.

Il primo incontro sul tema “I PARTITI NELLA COSTITUZIONE” si svolgerà martedì 15 maggio ore 17,30  presso la sala del Consiglio di Facoltà della Facoltà di economia Giorgio Fuà (g.c.), Piazzale Martelli 8.

Ne parlerà il Prof. Giovanni DI COSIMO, docente di diritto costituzionale all’Università di Macerata, intervistato da Vito D’Ambrosio.

La cittadinanza è invitata a partecipare

I cattolici e la Costituzione

nel 70° anniversario.

 

La Costituzione della Repubblica Italiana è entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Quindi questo è il 70° anniversario, che va (andrebbe?) debitamente celebrato.

Se si vuole restare nello spirito di una celebrazione non retorica, è necessario però impostare una riflessione attenta, finito il clima rissoso e poco concludente della campagna referendaria.

I temi per questo approfondimento potrebbero essere, prioritariamente, i seguenti:

  • Individuare le parti non attuate, o attuate in maniera incompleta/insoddisfacente, della Costituzione, non limitandosi soltanto alla II parte.
  • Enucleare ed attualizzare le linee portanti del contributo cattolico al dibattito sulla, e alla stesura della Carta Costituzionale.

 

  1. “ Spacchettando” il primo tema, mi sembra che le questioni più interessanti riguardino alcuni principi:
  2. I modi, ma soprattutto gli strumenti con i quali il popolo esercita la sovranità , secondo il capoverso dell’articolo 1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Su questa traccia l’attualità bruciante impone una particolare attenzione all’art. 49 “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. e specificamente alla figura dei partiti. Infatti la sintesi estrema della previsione costituzionale (la libera associazione ai partiti per concorrere “con metodo democratico a determinare la politica nazionale”) e una chiara scelta politica del dopo guerra hanno messo una robusta “sordina” a questo articolo, la cui stesura formale è il primo sintomo della cautela dei padri costituenti in materia. Ma le vicende tumultuose dell’ultima legislatura e dell’inizio di quella attuale hanno portato in primo piano, perfino reclamando decisioni giudiziarie, la centralità del tema, legato logicamente e politicamente al capoverso del primo articolo della nostra Carta, articolo citato assai spesso, ma solo nella sua prima parte. Non basta, infatti, ripetere il mantra della centralità dei partiti in regime democratico, se non si scende all’esame della natura dei partiti attuali, e perfino della natura della democrazia in epoca di velocissimi progressi tecnici in ambito di comunicazione. Ovviamente le questioni accennate si intrecciano inestricabilmente con i profili procedimentali di una democrazia parlamentare, come la nostra (forse) continua ad essere.

Nessuno può pensare di “ingessare” i partiti con rigide prescrizioni formali, ma un esame degli statuti ( e anche dei NON statuti) delle attuali formazioni partitiche è diventato ormai non più rinviabile, se vogliamo  capire il contesto nel quale ci muoviamo, ben diverso da quello dell’immediato dopoguerra.

Altro tema analogo, ancora più trascurato per le fiera opposizione dei soggetti interessati, è quello dei sindacati e della disciplina dello sciopero, (artt.39 e 40) 39: L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme stabilite dalla legge. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce. “.40: Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.

  1. Lo scoglio sul quale si è sempre incagliato il principio di eguaglianza, previsto nell’articolo 3, “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. //È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” è proprio quello indicato con estrema chiarezza nel capoverso dell’articolo, dove si indica come compito della Repubblica la rimozione degli ostacoli economici che impediscono  lo sviluppo della persona e la piena partecipazione dei lavoratori alla organizzazione e alla  vita del Paese. Tutti i commentatori hanno visto, correttamente, in questa parte dell’articolo un richiamo forte alla situazione di effettiva diseguaglianza, specialmente a danno dei lavoratori, esistente ell’epoca della stesura della Corta Costituzionale. Ma, dopo 70 anni, questo richiamo è diventato ancora più attuale, visto che, per unanime riconoscimento, la forbice tra i “privilegiati” e i “trascurati” si è allargata per gli effetti perversi di una globalizzazione non governata, la quale, incidendo sulla situazione economica dei singoli, ha avuto analoghi effetti “ divaricanti”anche sullo status sociale ,culturale e politico. In effetti il capoverso dell’articolo 3 è ancora pienamente valido ed attuale, e si può considerare come la cartina di tornasole che dimostra l’infondatezza (si potrebbe dire perfino l’ipocrisia) del principio di eguaglianza così solennemente proclamato nella prima parte di questo articolo.
  2. Una negatività difficilmente contestabile deriva dalla lettura dell’articolo 9 “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. //Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, là dove si proclama compito della Repubblica la promozione della cultura ,nonché la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico “della Nazione”. Sul tema cultura bastano pochissimi titoli per richiamare una serie incredibile di questioni: basta ricordare, infatti, la situazione scolastica in generale e quella universitaria in particolare , sfibrata dalla difficile convivenza tra strutture pubbliche e private, stiracchiata tra esigenze dei discenti e tutela dei docenti, sempre prioritaria, pochissimo impegnata nella scelta dei migliori, con i problemi connessi della valutazione e del familismo corrosivo. Né si può dimenticare lo stato asfittico della ricerca e,ultimo ma non ultimo, la quasi costante diminuzione delle somme previste per assicurare il diritto allo studio dei capai e meritevoli, anche se sprovvisti di mezzi economici (articoli 33 “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.” e 34 “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. La scrana indicazione relativa al paesaggio risente indubbiamente del contesto socio-politico-economico nel quale è maturata la Costituzione. Nell’immediatezza post bellica, infatti, più che di tutela e conservazione sembrava ,ed effettivamente era, prioritaria la ricostruzione in un paese ridotto ad un cumulo di macerie. Ma quando la ricostruzione assunse dimensioni gigantesche e distorte, e si intrecciò con la scoperta del valore economico del suolo, legato a filo doppio con la previsione della sua utilizzabilità, l’argine rappresentato dal rigo solitario dell’articolo 9 si dimostrò troppo debole, e franò rovinosamente, non riuscendo ad impedire la dissennata politica di consumo-devastazione del terreno, sottratto all’utilizzo tradizionale agrario e gettato nel tritatutto della speculazione edilizia. Il paesaggio, così, deperì rapidamente, soffocato da una miriade di costruzioni, più o meno autorizzate, che sottraendone il godimento alla generalità dei cittadini, contribuì alla divisione tra ricchi e potenti e usufruitori di bellezza/e, e resto del volgo, condannato ad una scoraggiante situazione di povertà non solo economica. Una rivisitazione dell’articolo 9, con un robusto accompagnamento di recupero e  nuovo utilizzo del “paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione” richiede una opera costante di contrasto a tutte le speculazioni, innervando la esilissima previsione costituzionale con una intelligente contestualizzazione.
  3. Di una chiarezza abbagliante è la inattuazione della Costituzione a partire dal suo primo articolo; mentre si può discutere,infatti, sull’effettivo tasso di democraticità italiano, risulta platealmente ignorata l’altra caratteristica fondamentale delle nostra Repubblica, cioè il suo essere fondata sul lavoro. Prendendo in esame tutto il capitolo del lavoro, dalla sua effettiva esistenza (art.4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.// Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” ), alla sua tutela (art.35 “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.//Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.//Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.// Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero”.), alla proporzionalità della sua retribuzione (art.36 Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.// La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.// Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi), alla uguaglianza di genere sul piano retributivo ( art. 37 “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.// La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.// La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione. 38.Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.// I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.// Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.// L’assistenza privata è libera), si può sconsolatamente affermare che il lavoro (soprattutto dipendente) è il grande assente tra i principi ispiratori della Costituzione materiale, dato l’enorme divario tra le declamazioni formali e le realtà effettive.
  4. L’ultimo capitolo di una elencazione delle più gravi inadempienze costituzionali lo troviamo all’articolo 97 Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico. // I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.// Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.// Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.,nel quale, dettando alcune regole sulla organizzazione delle Pubbliche amministrazioni, si pone come sua finalità strutturale l’assicurazione del buon andamento e dell’imparzialità. Una frase fulminante nella sua cinica fotografia della realtà è diffusa in tutti gli snodi delle nostre pubbliche amministrazioni, e dice che “i ministri passano, ma i direttori generali restano”. Una riforma reale ed efficace della Pubblica amministrazione è compito ineludibile, e tuttavia sempre eluso, di chiunque abbia in animo di governare qualunque processo organizzativo, dal più umile a quello massimo che pretenda di governare un intero Paese , o addirittura un insieme di Paesi. Una burocrazia che agevoli lo sviluppo si costruisce poco alla volta, con un disegno di lungo respiro, che abbia capacità previsionali e tenacia inesauribile nell’opera costante di governo del personale, utilizzando tutti gli strumenti che l’esperienza può mettere a disposizione, provando e riprovando, Senza una strategia di risoluzione di questo problema è inutile qualunque impegno riformatore, perché si impantanerà inesorabilmente nei meandri di paralizzanti difficoltà burocratiche, in piccola parte reali, in massima parte pretestuose.

 

 

E qui ci possiamo fermare: Non perché l’elenco dei “sabotaggi costituzionali” sia terminato, ma perché il fare fronte agli aspetti indicati brevemente richiede un impegno quasi sovrumano. Ma indispensabile. Per non continuare a sproloquiare su una riforma costituzionale che arrecherebbe ,forse, benefici minimi, tra l’altro non durevoli.

Ma se non riusciamo a disdegnare una mappa affidabile delle difficoltà, non riusciremo ad incamminarci sulla strada della riforma effettiva del Paese, che lo renda almeno un poco somigliante all’ideale “bello ed ammirevole”  dei padri costituenti.

 

 

  1. I cattolici e la Costituzione.

Il percorso tradizionale per chi si pone di fronte alla Costituzione resta quello che porta alla conclusione, altrettanto classica, della compresenza, nella struttura della Carta, di tre principali filoni socio-politico-culturali, : quello marxista, quello cattolico, nella sua versione personalistica, e quello liberale prefascista. Il passo ulteriore è stato quello di mettere mano ad un “regolamento di confini”, individuando quegli articoli riferibili,principalmente, ad ognuno dei filoni. Così, per testare nel solco della tradizione , e per limitarci ad esempi significativi, l’articolo 2 viene “ascritto” al pensiero cattolico, con tutta la parte relativa alle autonomie locali, e all’articolo 7, sulla ricezione dei Patti Lateranensi (dovuta ad un accordo soprattutto tra DC e PCI), l’articolo 3,specie il suo secondo comma, viene ricondotto alla componente marxista (il presentatore di quella che divenne la versione quasi definitiva, fu infatti Lelio Basso) così  come i richiami al lavoro, mentre di matrice liberale si riconoscono le norme relative alle libertà “classiche” (per usare termini allora di moda, le “libertà di” mentre per le “libertà da” si individuava una derivazione marxista, e , in misura minore, cattolica.

Ma, mentre si può definire straordinario il completamento del testo, nonostante le oscillazioni e gli ondeggiamenti del mondo politico-partitico (resta estremamente apprezzabile, per esempio, l’assenza di contraccolpi sul lavoro dell’Assemblea Costituente della rottura dell’unità dei primi governi post bellici , per cui in sostanza la decisione di De Gasperi di allontanare dal governo i partiti “di sinistra”non ebbe conseguenze sul lavoro costituente, grazie alla lungimiranza generale), il cammino della Costituzione nei primi anni successivi alla sua proclamazione conobbe percorsi non poco accidentati. Si può cercare una spiegazione nella famosa definizione di Piero Calamandrei, secondo il quale la Costituzione aveva felicemente portato a termine uno scambio tra una rivoluzione  futura promessa e una rivoluzione attuale mancata; con questa frase famosa, Calamandrei coglieva, con lucida intuizione, la sostanza del processo politico che aveva consentito la formulazione di una Carta Costituzionale ricca di affermazioni sicuramente progressiste, fino al limite dell’audacia, ma la cui portata si cominciò da subito a limitare  il più possibile.

Come, in effetti, la “stesura” della Costituzione segnò un momento (quasi) unitario e molto importante della  recente storia italiana- politica e non solo- così l’accoglienza di quel testo si inserì nel clima di quella che fu poi definita “guerra fredda”. I dati di fatto sui quali poggia questa ricostruzione sono troppo noti per essere analiticamente elencati. Basti ricordare il ritardo con il quale si diede origine ad alcuni nuovi  istituti -, la Corte Costituzionale nel 1956, il CSM nel 1958- e fu ostacolo non piccolo anche la distinzione, adottata dalla Corte di Cassazione, tra norme costituzionali precettistiche, immediatamente attuabili, e norme programmatiche, la cui effettività andava posticipata ad un indistinto futuro (distinzione cancellata con la sua prima sentenza dalla appena costituita Corte Costituzionale).

Ma il fenomeno fu particolarmente diffuso in ambito politico. Nella “ventata” restauratrice che caratterizzò i primi anni della Repubblica Italiana, la Costituzione divenne terreno di scontro ed “arma impropria”: la sinistra quasi se ne appropriò, i “moderati” quasi la se ne vergognarono. E i cattolici si trovarono schierati in maggioranza dalla parte moderata.

Per intendersi bene, non mancarono illustri studiosi di matrice cattolica, che sulla e della Costituzione scrissero e discussero : basti,per tutti, ricordare Costantino Mortati, al quale si deve la distinzione tra Costituzione formale e Costituzione materiale, formula assai fortunata per la diffusione ma spesso assai distorta nell’interpretazione, e Leopoldo Elia, che all’impegno di studioso aggiunse quelli di giudice e poi presidente della Corte Costituzionale,  di parlamentare  e di ministro. Accanto a queste figure di grande rilievo, però non si vi furono, intorno alle Carta fondamentale della Repubblica, le convergenze larghe che ne condividessero il complesso di valori e indirizzi, complesso che pure recava segni non piccoli dell’influenza cattolica.

Il clima, si fece così peculiare che per un certo periodo nacque una specie di contesa per la individuazione di una supernorma, la quale, seguendo una linea interpretativa di alcune sentenze della Corte Costituzionale, avrebbe dovuto essere considerata la più importante, il vertice dalla scala gerarchica dei valori adottati dai costituenti. Così, verso la metà degli anni Sessanta, le linea “progressista”, politicamente vicina al partito comunista e associazioni in sintonia, indicò la norma più “costituzionale” di tutte quella dell’articolo 3, e specialmente del suo secondo comma : “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.//

 È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” 

La parte più vicina alla Democrazia Cristiana, principalmente, eresse a norma fondamentale quella dell’articolo 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” , dalla cui formulazione letterale si volle far discendere addirittura una specie di “costituzionalizzazione”del diritto naturale, come normativa preesistente a qualunque organizzazione e istituzione, perché,secondo le formulazioni più rigide di alcuni secoli precedenti, discendente direttamente da Dio.

Questa contrapposizione, che rifletteva quella politica dell’epoca, rese lenta e complicata la diffusione, la conoscenza e la condivisione dei valori della Costituzione, e il riconoscimento del suo strettissimo legame con il movimento della Resistenza, proclamato a gran voce sempre da chi ne sottolineava la spinta progressista, non aiutò certo, data la timidezza diffusa in Italia a valutare con il necessario rigore  la nascita e la natura del regime fascista.

Ma quel periodo si può ritenere superato, tanto più che la ultime vicende politiche del Paese spingono sempre maggiormente a difendere la scelta dei costituenti di fronte ad attacchi forsennati ,talvolta,   o ad interpretazioni volutamente diminuenti.

Nell’attuale congiuntura, quindi, oltre al sempre necessario approfondimento storico-politico-giuridico, va percorsa rigorosamente la via della valutazione attuale dell’atteggiamento dei cittadini verso una Costituzione poco conosciuta e non apprezzata come sarebbe necessario.

Ovviamente questo percorso deve , per esprimere interi la sua efficacia e il suo valore, superare le vecchie distinzioni e monopolizzazioni, per “accettare” tutta la Costituzione, certo non testo mummificato e immutabile, ma comunque punto assai alto dell’incontro, dopo il crollo nazi fascista, delle migliori trazioni italiane e non solo.

Così, proprio per cominciare a tracciare piste condivisibili, sembra necessario sottoporre le linee inspiratrici principali del testo alla cartina di tornasole delle proprie scelte identitarie, per saggiarne la auspicabile sintonia. E quindi, per affrontare gli atteggiamenti più resistenti alla affermazione di un indispensabile “spirito costituzionale” (espressione utilizzata in alcune sentenze costituzionali, non sempre chiara, ma sostanzialmente traducibile nell’altra, coniata con riferimento all’Europa, di “patriottismo costituzionale”, si intende europeo;), andrebbero rivisitati i principi fondamentali della nostra Carta fondativa – non solo i primi 11 articoli, quindi, per valutarne la “capacità espansiva e attrattiva . Questo sforzo, nel momento in cui viene affrontato dal laicato cattolico impegnato, mi sembra possa corrispondere efficacemente ai ripetuti inviti di Papa Francesco di misurarsi in ambito politico, intendendo, ovviamente, un orizzonte più ampio di quello partitico.

Quindi, in conclusione provvisoria su questo punto, va verificato A)se il famoso articolo 3 primo e secondo comma, offre spazio ad una interpretazione che si inquadri “ANCHE” in un’ottica evangelica, così come B) l’articolo 2 , nel suo richiamo al principio di solidarietà, non può chiudersi in steccati “religiosi” per quanto apprezzabili, ma deve fare i conti “ANCHE” con la “riscoperta” della solidarietà in senso laico, secondo l’approfondimento di Rodotà. C)La scarna previsione dell’articolo 9, con la promozione di cultura e ricerca, nonchè l’impegno a tutelare paesaggio e  patrimonio “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. “, sembra in profonda sintonia con le più diffuse visioni ambientaliste, e , certo non per caso, con l’enciclica più marcatamente “politica” di Papa Francesco “Laudato sì”

  1. D) L’elenco potrebbe continuare con l’articolo 27, specie nel terzo comma, con la sua previsione di pene non solo umane, ma tendenti alla rieducazione del condannato

“La responsabilità penale è personale.// L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.// Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. //Non è ammessa la pena di morte”

Il termine “condannato” senza alcuna altra qualificazione, fa intendere che, secondo la nostra Costituzione ogni condannato  può essere rieducato, Questa affermazione cos’ netta, e così volutamente trascurata, quanti punti di contato presenta con il concetto cristiano della salvezza possibile per tutti? (al proposito va ricordato che alla discussione su questo articolo contribuì l’allora giovanissimo Aldo Moro).

Possiamo fare punto, perché sembrava opportuno soltanto l’indicazione delle primissime tappe del percorso.

Il resto va affidato alla riflessione e all’approfondimento comuni.

Certamente in questo passaggio difficile per la nostra Repubblica un ritorno alla spirito e al clima di confronto apertamente collaborativo degli anni della Costituente può rappresentare l’unico rimedio davvero efficace.

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Date:
May 15, 2018
Time:
5:30 pm
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