NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI CARLO SMURAGLIA

► Il Comunicato dell’Associazione Salviamo la Costituzione è un risultato importante, smuragliache dimostra la compattezza di tante associazioni, nella rigorosa contrarietà al disegno di legge che vuol modificare l’art. 138 della Costituzione
Abbiamo, pubblicato sopra il comunicato dell’Associazione “Salviamo la Costituzione”. Come si vede, è un risultato importante, che dimostra la compattezza di tante associazioni, nella rigorosa contrarietà al disegno di legge che vuol modificare l’art. 138 della Costituzione.
Nel frattempo, sono continuate – in tutta Italia – le manifestazioni indette dall’ANPI nazionale e dalle ANPI provinciali, sempre con grande partecipazione di iscritti e di cittadini (da Bologna a fine ottobre fino a Genova e Monza a fine novembre; nel mezzo tantissime altre). Inoltre, in 180 piazze d’Italia, in occasione della giornata del tesseramento, abbiamo posto al centro dell’iniziativa la difesa della Costituzione, distribuendo un opuscolo informativo ed intrattenendo i cittadini, che formulavano domande e avanzavano interrogativi.
Insomma, si è trattato di un intervento di massa sul noto tema, a cui, in molti casi, hanno partecipato anche altre Associazioni.
Abbiamo preannunciato, da tempo, un presidio davanti alla Camera dei deputati, nel momento dell’ultima votazione sul disegno di legge costituzionale che modifica l’art. 138.
Peraltro, non essendo stata ancora calendarizzata la data del voto, abbiamo preferito aspettare per fare il presidio nell’imminenza della votazione e non a troppa distanza di tempo, naturalmente mettendo in funzione tutti i possibili sistemi per conoscere per tempo la data che verrà fissata. Abbiamo, peraltro posto in preallarme tutte le nostre organizzazioni periferiche, perché predispongano quanto necessario per avere una presenza “nazionale”,
anche se non necessariamente di massa, a Roma, quando sarà il momento.
Altrettanto faremo con le principali Associazioni di difesa della Costituzione, invitandole alla partecipazione.
Nel frattempo, sono emerse alcune possibili novità, a seguito della scissione di Forza Italia e della possibilità che quest’ultima non voti a favore del citato disegno di legge e quindi manchino i 2/3 necessari per concludere l’iter, senza possibilità di ricorso al referendum. Si dice che l’attuale disegno di legge potrebbe essere collocato sul binario morto, avviando, invece, con le procedure ordinarie di cui all’art. 138, la discussione sulle tre riforme che,
generalmente, vengono considerate “mature” e sostanzialmente condivise (numero dei parlamentari, differenziazione del lavoro delle due Camere, aggiustamento del sistema delle autonomie). Naturalmente, su questo non ci sarebbe una nostra obiezione di principio, come più volte abbiamo detto; resteremmo vigilanti, però, sul “come”, per evitare sorprese.
Come ho detto, si tratta di voci, peraltro raccolte anche da una parte della stampa. Per tali le vogliamo considerare, perché nell’attuale fase politica non c’è mai nulla di veramente sicuro.
Per cui, non abbassiamo la guardia, restiamo con fermezza sull’iniziativa del presidio qualora si intenda procedere alla quarta votazione sul disegno di legge costituzionale, pronti ad opporci con tutte le nostre forze a qualsiasi modifica dell’art. 138 della Costituzione.
Questa è la nostra linea, sulla quale intendiamo essere fermissimi; ed invitiamo tutti ad esserlo altrettanto. Continuiamo anche nelle varie iniziative locali, sempre utili – qualunque sviluppo abbia la vicenda – per stare vigilanti, per accrescere la conoscenza e soprattutto l’affezione dei cittadini per questa, spesso maltrattata, Costituzione, che invece resta di una validità esemplare, almeno sul piano dei princìpi e dei valori. Per il resto, dobbiamo continuare a rafforzare la battaglia perché le disposizioni che finora sono rimaste inattuate (o
del tutto o parzialmente), come l’art. 1, l’art. 4, l’art. 3 e tante altre, ricevano finalmente quella effettività che il legislatore costituente ha affidato ai governi, purtroppo spesso distratti o impotenti.
Debbo fare ancora una riflessione su alcune “voci” che circolano, a quanto mi risulta, sul
web.

C’è ancora chi si ostina ad accusare l’ANPI di essere troppo vicina al PD e troppo rispettosa nei confronti del Presidente della Repubblica.
Si tratta di una colossale sciocchezza, che non avrebbe neppure bisogno di essere smentita, visto che gli autori di questa insinuazione non sono mai stati in grado di fornire un qualsiasi argomento, una qualsiasi prova, a sostegno di ciò che prospettano, solo per denigrare la nostra Associazione. La quale è libera, autonoma e indipendente da tutti, e lo dimostra con tutti i suoi documenti, i suoi atti, le sue iniziative e con l’esercizio continuativo di quel ruolo di
“coscienza critica” che è stato affermato e deciso dal Congresso.
C’è anche un’altra voce, altrettanto falsa e infondata, che ha circolato nel sud e, in genere, nella rete: al Senato, nella votazione sul disegno di legge costituzionale, dove la maggioranza dei due terzi è stata superata solo per tre voti, la responsabilità sarebbe da far ricadere su alcuni parlamentari non solo iscritti, ma anche dotati di “cariche importanti in seno all’ANPI”.
La tesi è falsa, se non altro perché nessuno dei Senatori che risultano iscritti all’ANPI ricopre cariche di quel tipo. Sicché, siamo ancora una volta di fronte ad un falso clamoroso.
Giacché siamo in tema, voglio affrontare anche la questione dei parlamentari iscritti all’ANPI e dei loro eventuali voti. Ci sono alcuni che propongono provvedimenti disciplinari, quando si tratta di voti che riguardano la Costituzione; una compagna della Sicilia ha addirittura, da sola, decretato la decadenza dall’iscrizione all’ANPI, in tali ipotesi, per violazione espressa dello Statuto.
Dovrebbe essere ovvio che il parlamentare è libero di votare senza alcun vincolo, neppure di mandato (art. 67 della Costituzione). In certi casi di particolare delicatezza (e il voto in tema di riforme costituzionali è tra questi) possono porsi problemi di coerenza, col partito o con le  Associazioni a cui i parlamentari aderiscono. Ma i problemi di coerenza non si risolvono a colpi di provvedimenti disciplinari. Sono problemi che afferiscono alla coscienza ed alla consapevolezza di ciascuno; e, al più, possiamo suggerire, sul piano – appunto – della logica e della coerenza, una maggior riflessione che ognuno dovrebbe effettuare nei casi in cui si profilino conflitti di interessi (non economici, naturalmente) o problemi di coscienza. Ma si tratta, come ognuno può capire, di problemi che si risolvono nell’intimo e dei quali ognuno deve rispondere, prima di tutto, a se stesso.