In ricordo di Nazareno Re

Qui di seguito l’intervento del presidente nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia,  il 19 settembre 2012, ad Ancona, alla manifestazione in ricordo di Nazareno Re.

Non farò’ un ampio discorso, perché in queste contingenze ho sempre paura delle parole; che possono apparire scontate, retoriche, formali. E mai come in questo caso una simile apparenza sarebbe ingiusta, perché siamo qui a rendere sincera testimonianza del nostro affetto ad un compagno, a un amico che ci ha lasciati.
Ho voluto essere qui, oggi, a tutti i costi, nonostante gli impegni e nonostante qualche mio personale acciacco, perché ho il dovere, oltreché il desiderio, di rendere testimonianza che il lutto per la perdita di Nazareno Re non è solo di Ancona e delle Marche, ma è di tutto l’ANPI Nazionale partigiani d’Italia.
Ed è quindi non solo a nome mio personale, ma di tutta la nostra Associazione che partecipo a questo caldo, affettuoso ricordo.
Che posso dire di Nazareno, che non sia stato già detto e scritto?

Conoscevo, anni or sono, qualcosa di lui, anche indirettamente, come collaboratore di un mio carissimo amico, il dott. D’Ambrosio, allora Presidente della Regione Marche. E so che già allora si era distinto per qualità, meriti, iniziative. Poi, l’ho conosciuto direttamente, alla Festa dell’ANPI, come organizzatore instancabile, serio e attento alle necessità di tutti.
Al Congresso, fu membro della Commissione politica, da me presieduta. Un lavoro difficile e complesso. La sua moderazione, la sua capacità di mediazione, la sua disponibilità, furono preziose, tanto che – imprevedibilmente – concludemmo i lavori all’unanimità, mentre molti si aspettavano chissà quali lacerazioni.
Quando, eletto Presidente, ho composto la Segreteria, ho voluto che ci fosse Nazzareno, con la formula  concordata di “invitato permanente”, per poter verificare la compatibilità col suo lavoro. Una prova eccellente, che si sarebbe presto trasformata in inserimento definitivo nella Segreteria.

Un uomo prezioso. Se ne volessi dare una prova, confesserei che non so come sostituirlo, nella Segreteria; come trovare una persona così seria, moderata, disponibile, pronta  a trovare l’intesa ma anche a dissentire, senza acrimonie. E questo non perché manchino amici e compagni di grandi qualità, ma perché in concreto è davvero difficile superare il confronto.
Questo è stato Nazareno Re, per noi. Un uomo prezioso e così riservato che quasi ho il pudore e il timore di pronunciare parole che possano apparire come rituali.

Sono qui per ricordare il suo tratto affabile e gentile; il suo interesse per i problemi civili e politici, per il mondo giovanile, per la cultura, per la storia. Per ricordare l’animatore della marcia della pace in Bosnia e il fautore di intese e incontri tra le genti che vivono su entrambe le sponde dell’Adriatico; l’uomo che riuscì a valorizzare uno spazio della città apprezzato ma abbandonato, per dedicarlo a iniziative culturali e cinematografiche. Sono qui per ricordare con voi l’uomo di cultura  e di politica, sempre nel quadro dell’apertura e del dialogo; soprattutto il dirigente nazionale, appartenente ad una razza che talvolta sembra in via di estinzione e invece è capace di darci soggetti come lui.
Ma anche per ricordare insieme il lungo periodo della sua malattia, la bella notizia della ripresa e la speranza di un ritorno a prima. Tant’è che l’avevo caldamente invitato a coordinare un dibattito alla Festa di Marzabotto e lui aveva accettato di buon grado, proprio perché voleva riprendere. Poi, non ci riuscì; ma pensai fosse stato un atto di cautela, e rimasi ferreamente  attaccato alla speranza.
E poi la terribile notizia, improvvisa, feroce, a tradimento. Non volevo, non volevamo crederci. Un dolore tanto più forte quanto più si era sperato e ci si era convinti che ce l’avrebbe fatta.

Il destino ha voluto altrimenti; questo destino che ci sovrasta e ci rende tutti suscettibili di sorti, positive o negative, impreviste e imprevedibili.
Si dice talvolta, quando muore una persona perbene, che questo tipo di persone non dovrebbero mai morire, un po’ per ragioni di giustizia e un po’ perché viviamo in un’epoca in cui di gente come Nazareno Re non ce n’è tanta, e invece ce ne sarebbe un gran bisogno. Ma è un’illusione. In realtà, siamo tutti soggetti a venir meno, indipendentemente dalle nostre capacità, dalle nostre qualità, dai nostri meriti.
Ma almeno, a fronte di questo destino cieco, ci deve essere consentito di provare un senso di ribellione, come di fronte ad una ingiustizia grave. Poi, arriverà il raziocinio e dovremo ammettere che di fronte alla morte siamo tutti uguali. Ma almeno per un momento ci sia concesso di dire (è la nostra unica, piccola, sfera di libertà) che Nazareno non avrebbe dovuto morire, che la sua presenza sarebbe stata più che mai necessaria, in una fase così difficile per il nostro Paese.
Ci troviamo così, tutti insieme, a rimpiangere e piangere Nazareno, con la convinzione di avere  subito una cieca ingiustizia, noi, i suoi famigliari, i compagni, la città di Ancona, l’Italia.

Di uomini così ce ne vorrebbero tantissimi; e non è facile rimpiazzarli. Questo spiega il terribile senso di vuoto che ci colpisce e ci affligge e ci fa sentire menomati, come se fosse venuta meno una parte di noi.
Perché, davvero, questo era Nazzareno, con la sua umanità, la sua serietà, la sua solidità: una parte di noi, della nostra vita, delle nostre speranze, del nostro impegno.
Andremo avanti lo stesso, perché questo è il destino dell’uomo, in un certo senso la fatica di vivere. Ma ci mancherà, ci mancherà dolorosamente e terribilmente; ci farà sentire, anche fra tanta gente che oggi è qui a ricordarlo, irrimediabilmente soli.

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